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I manuali della Collina
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Le erbe spontanee
per l'alimentazione di cavie e conigli
. Dove raccogliere.
. Raccogliere e conservare.
. Nell'alimentazione quotidiana.
. Cosa raccogliere.
. Cosa evitare.
. Come riconoscere.
L'erba è l'alimento più naturale per cavie e conigli e spesso anche quello maggiormente gradito.
L'ideale sarebbe avere un bel prato rigoglioso da cui la bestiola possa brucare a piacimento, ma non tutti ce l'hanno a disposizione o riescono a metterlo adeguatamente in sicurezza. Può quindi aver senso che sia l'umano a raccogliere e portare l'erba a casa, con alcuni accorgimenti.
Dove raccogliere.
Sarebbe bene innanzitutto cercare di raccogliere erba il più possibile pulita, tenendosi lontano da strade trafficate, zone frequentate da cani, piante ornamentali, fossati o aree coltivate potenzialmente inquinati da fitofarmaci e insetticidi (sopratutto frutteti e vigneti, ma anche campi di frumento o ortaggi).
L'ideale sono i campi coltivati a foraggio di campagna o montagna, quelli che al massimo vengono concimati annualmente a letame e vengono tagliati 3 o 4 volte all'anno. È bene rimanere ai bordi ed evitare di entrarvi quando l'erba è alta per non danneggiarla e compromettere il lavoro dei contadini.
Anche gli incolti possono andar bene, ma spesso presentano una varietà tale di erbe da rendere difficoltosi il riconoscimento e la raccolta selettiva.
Se non si ha occasione di allontanarsi dalla città ci si deve accontentare sicuramente di uno standard più basso, al punto che spesso tocca desistere dall'impresa.
Se non si abita lungo una strada trafficata è possibile coltivare le erbe in vaso sul proprio balcone, anche se una quantità così ridotta potrà essere sufficiente solo per una gradevole merenda ogni tanto. Come semi, scegliere i misti per prato, che in genere sono di graminacee (loietto, festuca, agrostis, poa...).
Se si dispone di un proprio prato, è bene evitare di inquinarlo con fitofarmaci e insetticidi, e di raccogliere le piante ornamentali, che sono spesso tossiche. La strategia migliore e' di lasciare almeno una porzione di prato non rasata, da tagliare di volta in volta per avere erba sempre fresca.
Raccogliere e conservare.
Le piante da preferire sono quelle sane e robuste, prive di parassiti e malattie evidenti. Per raccoglierle senza sradicarle è utile tagliarle con un coltellino, una forbice o un falcetto.
Indispensabile è un contenitore in cui riporre l'erba che lasci circolare l'aria e non trattenga l'umidità: un sacchetto di stoffa è particolarmente indicato, ma anche una scatola di cartone può andare bene.
Solitamente quando si raccolgono piante selvatiche è bene farlo evitando di impoverire l'ambiente. Tuttavia, le erbe che ci interessano per l'alimentazione dei nostri animali sono estremamente comuni, e la loro raccolta manuale non provoca danni.
L'erba recisa non si conserva fresca per molto tempo. Una volta tornati a casa è bene offrirla subito, e quello che avanza spargerlo, idealmente su di una grata, e rimescolarlo più volte al giorno.
L'erba che rimane ammassata, soprattutto se chiusa in sacchetti di plastica oppure umida, va incontro a fermentazione e può sviluppare muffe e batteri pericolosi. Se annusandola avvertite un odore sgradevole, ben diverso da quello dell'erba fresca, o se infilando la mano nell'erba percepite calore, allora è il caso di essere prudenti e buttare via tutto.
Nell'alimentazione quotidiana.
Come per qualsiasi altro alimento nuovo, anche l'erba va introdotta gradualmente nella dieta di una bestiola non abituata.
Idealmente il coniglio e la cavia potrebbero vivere solo di erba, difficilmente pero' quella recisa e scelta da noi può essere sufficiente: meglio continuare a tenere a disposizione del fieno e a dare un'integrazione di verdure fresche (e vitamina c per la cavia), sopratutto se le quantità di erba non sono notevoli.
L'erba può essere di aiuto nei momenti di difficoltà, ad esempio per stimolare l'appetito di un animale sofferente, per riattivarne l'intestino rallentato, per espellere più facilmente il pelo ingerito durante la muta grazie alle fibre lunghe.
Alcune erbe possono alterare il colore dell'urina, facendola diventare arancione, marrone, rossa, o bianca e torbida nel caso di erbe ricche di calcio.
Le feci del coniglio che mangia molta erba saranno belle tonde e grandi, più scure e un po' meno friabili rispetto a quando il coniglio mangia prevalentemente fieno.
Cosa raccogliere.
Le graminacee (poacee), ovvero le vere e proprie piante con foglie a nastro ('a filo d'erba'), che a maturazione hanno una spiga più o meno riconoscibile come tale. È preferibile raccoglierle ancora giovani e ben verdi, ma è comunque possibile reperirne tutto l'anno. Dovrebbero costituire il grosso del 'raccolto'.
Piantaggine (plantago), molto comune e generalmente gradita, reperibile un po' tutto l'anno.
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Achillea (achillea millefolium).
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Malva (malva).
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Centocchio (stellaria media), piantina diffusa sopratutto all'inizio della primavera. Da non confondere con la Veronica e l'Anagallide (anch'essa talvolta chiamata centocchio), tossiche, le cui foglie possono sembrare simili ma i cui fiori sono molto diversi.
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Pratolina (bellis perennis), piantina presente durante tutto l'anno.
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Porcellana (portulaca).
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Cicoria (chicorium intybus), specie selvatica da cui sono state selezionate molte insalate coltivate. Presenta una rosetta basale ricca di foglie, in estate emette anche un fusto ramificato con tipici fiorellini azzurri o violacei.
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Ortica (urtica), pianta dalle eccellenti caratteristiche, ma urticante al tocco. Raccogliere con i guanti e lasciar seccare prima di offrire.
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Parietaria (parietaria), lenitiva e diuretica. Da consumare con parsimonia, come tutte le piante con spiccate proprietà officinali.
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Borsa del pastore (capsella bursa-pastoris), brassicacea, ricca di calcio e tannini. Da consumare con parsimonia.
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Tarassaco (taraxacum officinalis), dalla tipica rosetta di foglie dal bordo variamente frastagliato e il fiore giallo che matura in soffione. Molto gradito ma anche un po' troppo ricco di calcio: meglio non eccedere e offrire solo a mo' di premio, sopratutto a conigli e porcellini adulti.
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Trifoglio (trifolium), erba medica (medicago), veccia (vicia). Leguminose, gradite ma un po' troppo ricche di proteine e calcio: adatte quindi all'alimentazione di cuccioli e madri in lattazione, decisamente meno per quella di cavie e conigli adulti. Fermentando rapidamente, possono provocare gonfiori e quindi dolori addorminali: si consiglia di farle seccare bene prima di offrirle, oppure di darle freschissime e comunque sempre in piccole quantità, magari insieme ad un bel mazzo di graminacee.
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Cosa evitare.
Uno dei maggiori deterrenti alla raccolta è il timore di raccogliere piante nocive. In un prato coltivato questo rischio è ridotto, e le piante tossiche che si incontrano più frequentemente sono facilmente riconoscibili e non letali. Negli incolti, la possibiltà di incontrare piante tossiche varia da zona a zona.
Una buona regola è semplicemente di non raccogliere quello che non si conosce e che non si è sicuri sia commestibile. Non affidatevi al presunto istinto del vostro animale: succede spesso che un coniglio o un porcellino nato e vissuto in casa da genitori altrettanto domestici non abbia idea di quello che non dovrebbe mangiare.
Ranuncolo (ranunculus), tipicamente dal fiore giallo. Tossico. Essiccato (ad esempio nel fieno) non è pericoloso. Tutte le piante della famiglia delle ranuncolacee sono tossiche e andrebbero evitate.
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Veronica (veronica), tipicamente dal fiorellino azzurro. Tossica. Tollerata in piccole quantità (ad esempio se ne raccogliete accidentalmente qualche piantina insieme ad altra erba).
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Anagallide (anagallis arvensis), piccola pianta dal fiorellino arancione o blu. Tossica.
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Romice (rumex), da evitare perché ricco di ossalati e acido ossalico.
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Acetosella (oxalis), da evitare perché ricca di ossalati di calcio. Da non confondere con il trifoglio, la cui foglia a prima vista potrebbe sembrare simile.
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Come riconoscere.
Per imparare è utile procurarsi qualche libro divulgativo dedicato alle piante erbacee, magari della propria zona, possibilmente con illustrazioni delle foglie e della pianta intera oltre che del fiore. Volendo approfondire risulta particolarmente utile imparare un po' di lessico botanico, di modo da usufruire della descrizioni.
Spesso interessanti sono i libri di piante alimurgiche, ovvero spontanee commestibili per l'uomo, con l'avvertenza che ciò che è commestibile per l'uomo (magari dopo cottura o altro trattamento) non sempre lo è per il coniglio o la cavia.
Un'altra risorsa molto utile per approfondire è il web: spesso basta digitare il nome latino di una specie per trovare numerose foto.
Il momento migliore per imparare è la primavera, quando la maggior parte delle piante produce fiori ed è meglio individuabile.
Bibliografia.
Contarini. Le piante erbacee spontanee. Essegi.
Corsi, Pagni. Piante Selvatiche di uso alimentare in Toscana. Pacini.
Mattirolo. Phytoalimurgia pedemontana. Blu.
Le erbe medicinali aromatiche cosmetiche. Fabbri.















